Il distretto della sedia: una storia nella storia

Il Distretto della sedia è nato come espressione di una zona circoscritta del Friuli, cresciuta grazie a poche grandi aziende e tante micro-imprese familiari vocate alla produzione delle sedie. Aziende caratterizzate dalla forte flessibilità e cresciute poi con le collaborazioni con prestigiosi architetti e designer, che ha prodotto modelli di sedute apprezzate ed esportate in tutto il mondo.

S come semplice, S come sedia

La sedia nasce come prodotto semplice, quotidiano e la sua storia riflette queste umili origini e il suo grande sviluppo anche sul fronte del design.Proprio perché la sua funzionalità non è cambiata, l’ideazione e le progettazione della sedia si sono intrecciate infine con la produzione in serie secondo forme esteticamente rilevanti, il design. Caratterizzata storicamente da linee essenziali e maestria nell’assemblaggio, la sedia tipica friulana era un prodotto popolare, che non concedeva molto all’aspetto esteriore: una struttura in legno e un sedile impagliato.

Legno e plaglia

La lavorazione del legno e della paglia era un’attività familiare, che si svolgeva tra le mura domestiche e impegnava uomini e donne. I seggiolai – in friulano cjadreâr – utilizzavano il legno per costruire solidi telai, mentre le donne intrecciavano elementi disponibili in natura per realizzare i sedili.Da questo tipo di produzione, che viene da lontano come risultato di una necessità, prendono forma le attività industriali che hanno costituito il nucleo ideale del distretto industriale della sedia.

È un sistema che si adatta alla società agricola del tempo e che segna la struttura economica delle aziende friulane, di piccole dimensioni, a conduzione familiare.L’economia del Triangolo della Sedia nasce nell’800, tra Manzano, San Giovanni al Natisone, Corno di Rosazzo e poi si estende ad altri comuni limitrofi, fino a diventare un’entità socioeconomica, un sistema produttivo localizzato e circoscritto, che si esprime in maniera sempre più delineata, tanto da essere un punto di riferimento per la produzione di sedie a livello mondiale.

Il design strategico made in Italy

Questo spicchio di Friuli è arrivato a produrre il 30% delle sedie in circolazione nel mondo (Distretto della sedia: design tra passato e futuro di Anna A. Lombardi, ma solo quando il sistema produttivo ha mostrato le sue debolezze, si è scoperta davvero l’importanza del design, come elemento distintivo di un prodotto, che altrimenti può essere realizzato altrove a un costo inferiore. Less is more: meno sedie, ma più costose. Il valore immateriale che poteva spostare il prezzo di questo prodotto è la creatività, per la quale gli italiani sono noti, con il supporto dell’esperienza sviluppata e forgiata negli anni. La forza del made in Italy.

Il nuovo progetto delle sedie glocal: dopo la crisi, la rinascita

Nonostante anche il simbolo tangibile del distretto, la grande sedia da Guinness dei primati che ha troneggiato per venti anni sull’ingresso in Manzano, sia caduto, i Friulani si sono rimboccati le maniche. Un nuovo cluster, sistema Casa, offre al polo produttivo di Manzano, una rete di circa 600 aziende ancora attive e specializzate in lavorazioni legate alla produzione di sedie in legno, imbottite, rustiche, classiche, moderne, di design supporto per la crescita e il consolidamento del tessuto produttivo.Si compete sul piano della qualità totale e il terreno di questo confronto è globale. Sul fronte dello spazio si incontrano imprese locali e mercati mondiali. Lungo la linea del tempo si devono incontrare i mestieri tradizionali e quelli legati alla tecnologia.

La sedia dalla A alla C

Il futuro parte da un presente che recuperi i suoi valori fondanti e che raccolga le sfide proposte dall’economia globale. Ambiente, collaborazione, comunicazione, certificazioni: sono questi i cardini intorno a cui si può sviluppare una produzione della sedia contemporanea. Il rispetto dell’ambiente è centrale in qualunque processo produttivo. La collaborazione tra le aziende del territorio è un vantaggio competitivo che non si può più tralasciare. La comunicazione è una necessità e insieme un’opportunità da cogliere. Le certificazioni sono la prova della ricerca, dello sviluppo, della qualità.Sono aspetti che indicano una direzione precisa alle aziende che, dopo aver resistito agli anni più duri, puntano a un vero rilancio. La meta è la qualità totale, come abbiamo detto, quella che mette il cliente al centro.

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